Reni, a Mantova una giornata di sensibilizzazione

Anche quest’anno, l’11 marzo, sarà celebrata la Giornata Mondiale del Rene. In Via Pescheria, dalle 9 alle 18, sarà allestito un gazebo della CRI - Comitato Provinciale di Mantova e con i suoi volontari, per la misurazione della pressione, la valutazione delle urine, ma soprattutto per informare i cittadini e illustrare tutte le forme di prevenzione e di cura. La sera stessa al Teatro Sociale si terrà uno spettacolo di sensibilizzazione organizzato da Gianni Dall’Aglio.

 

Le donazioni

Quasi 7000 italiani attendono un trapianto di rene, che giungerà entro un anno per meno di un terzo di loro (nel 2009 i trapianti sono stati circa 1.800 trapianti. Nel frattempo, le domande aumentano e i trapianti da cadavere non sono sufficienti a tenerne il passo. Le prospettive sono però incoraggianti: sebbene si prevedano almeno 20 – 30 anni di ricerche per ottenere reni nuovi e funzionanti, indispensabili per risolvere contemporaneamente il problema della domanda e quello del rigetto, i farmaci e le tecnologie a disposizione stanno migliorando, rendendo possibile e molto sicuro anche il trapianto da vivente. Nella provincia di Mantova 120 persone vivono con un rene trapiantato, 250 si sottopongono regolarmente a dialisi per sopravvivere, almeno 2.500 soffrono di insufficienza renale. Poiché i fattori di rischio aumentano con l’età, più la popolazione invecchia e più aumentano le probabilità di ridurre gravemente la funzionalità dei reni, andando incontro anche a maggiori rischi cardiovascolari.

La donazione da cadavere prevede un sistema di controlli molto attenti, che permette il prelievo degli organi solo 6 ore dopo aver accertato la morte cerebrale. Non basta quindi la buona volontà del cittadino che, con grande generosità e senso sociale, mette a disposizione i suoi organi dopo la morte; servono anche una grande tecnologia, ore di lavoro in equipe di molte persone, un’ottima organizzazione e una cultura gestionale dedicata. Con il modello organizzativo finora permesso dalla legge vigente, la donazione si compie a cuore battente, ma è iniziata anche una sperimentazione per attuare i prelievi d’organo a cuore fermo. Il primo caso in Italia è stato effettuato a Pavia l’anno scorso, pur con molti aspetti ancora critici per i tempi molto ristretti: bisogna aver già deciso cosa fare, come intervenire entro 20 minuti dall’arresto cardiaco, con la certezza che il paziente deceduto abbia espresso in precedenza la volontà di donare, che non abbia malattie trasmissibili e quindi che sia idoneo alla donazione.


Trapianti: dove si effettuano e quanto sono efficaci?

I cittadini mantovani che hanno necessità di trapianto vengono indirizzati al Centro di riferimento di Brescia ma hanno la possibilità di un’altra scelta verso i Centri di Verona, Modena, Parma, Bologna, Milano, Torino, Pisa, ecc. Negli anni ’70 del secolo scorso in Italia sono nate tre organizzazioni interregionali per gestire i trapianti, che suddividono l’Italia in tre grandi zone: l’Associazione Nord Italia Transplant, che ci comprende, l’Organizzazione Centro Sud Trapianti e l’Associazione InterRegionale Trapianti. Esse sono riconosciute dallo Stato come Centri di coordinamento alla selezione degli idonei al trapianto, all’idoneità dei potenziali donatori e all’allocazione (assegnazione) degli organi.
I dati raccolti in Europa ci dicono che a distanza di 5 anni funziona correttamente più del 90 per cento dei reni trapiantati in riceventi con HLA identico, più dell’80 per cento in ricevuto la donazione da vivente e circa nel 70 per cento in chi ha ricevuto un rene da cadavere.
Recenti statistiche presentano dati ancora migliori, perché in media funziona più dell’85 per cento dei reni a distanza di 5 anni, nonostante i donatori e i riceventi diventino sempre più anziani. Inoltre, chi riceve un trapianto viene perfettamente riabilitato nel 91 per cento dei casi, e mi riferisco anche a persone che a 77 anni hanno ricevuto un trapianto renale da un donatore di pari età, allungando la vita di almeno 5 anni.

Anche se dal 2004 al 2008 l’Italia ha moderatamente ridotto le donazioni e quindi i trapianti, gli italiani hanno raggiunto il terzo-quarto a livello mondiale nel numero dei donatori in rapporto alla popolazione (e i mantovani non fanno eccezione) e nell’ultimo anno c’è stata una netta ripresa. Entrati nella lista d’attesa per ricevere un rene, i candidati vi rimangono in media tre anni, con una mortalità fortunatamente limitata all’1,25 per cento annuo, cioè nettamente inferiore rispetto agli altri organi trapiantabili, come coloro che sono in attesa di un cuore, del fegato, del pancreas o dei polmoni “nuovi”. Gli ammalati renali sopravvivono di più perché la Dialisi permette loro di sopravvivere, mentre se il cuore si ferma o il fegato non funziona più, non ci sono soluzioni simili, con organi artificiali.


Le donazioni da vivente

Come funzionano le donazioni da vivente? Dopo tutta l’informazione necessaria, raccolta la prima manifestazione di volontà (cioè il cosiddetto “Consenso informato”), si valutano le condizioni di salute del potenziale donatore per poi iniziare un percorso anche giuridico che accerti la volontarietà, la consapevolezza e che il suo programma di vita siano compatibili con l’atto scelto. La maggior parte di queste donazioni avviene tra consanguinei e riduce il rischio di rigetto ma i trapianti tra non consanguinei sono comunque possibili, sempre previo accertamento psicologico e con sostegno di counseling. Se sono le madri a donare di più, mentre i padri si attestano poco sotto i fratelli e le sorelle dei riceventi, la maggior frequenza proviene dalle donazioni fra coniugi, che tra loro non sono affatto consanguinei ma spesso sono anche biologicamente “tolleranti”. Purtroppo, anche tra i consanguinei nel 35 per cento dei casi il rene del donatore non risulta compatibile con l’organismo del ricevente e per questo motivo è stata recentemente introdotta anche la donazione incrociata. Negli ultimi cinque anni i donatori mantovani da vivente sono stati quasi il 12 per cento del totale e sono stati quasi 1/5 dei trapianti del 2009. C’è però scarsa informazione su questo tema.


La cura delle malattie renali

Fondamentale è la prevenzione: l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 10 per cento delle persone nel mondo oltre i 40 anni soffre di malattie renali senza saperlo; a Mantova stimiamo che questo numero si attesti intorno al 6 per cento della nostra popolazione, con una prevalenza assoluta negli anziani. Anche a favore dei reni e non solo del cuore o del cervello, è importante rimuovere od almeno controllare i principali fattori di rischio, come l’ipertensione, il diabete, le malattie metaboliche, il fumo e l’obesità. I reni sono gli organi più nascosti nel corpo umano, ma sono anche i principali responsabili del controllo metabolico e i danni arrecati spesso si vedono solo a distanza di tempo, quando è troppo tardi per curare. Spesso succede che una persona non controlli i fattori di rischio e continui a restare obeso, a fumare e a non fare attività fisica e dopo vent’anni sviluppa un’insufficienza renale che sembra arrivare all’improvviso, ma che in realtà è solo la naturale evoluzione di un danno presente da anni nei suoi reni.

Quest’evoluzione non è rara nelle persone diabetiche, che oggi possono essere curate molto bene e vivere in condizioni generali ottime per numerosi anni. Dai dati epidemiologici sappiamo che almeno 2 su 10 diabetici sviluppano nel tempo una compromissione renale, che aggrava enormemente il loro rischio cardiovascolare e che può portarli a morte per infarto cardiaco. Ma oggi sappiamo anche che prevenire le malattie è importante per invecchiare bene e che per allungare la propria vita dobbiamo controllare le nostre abitudini, soprattutto a tavola e dopo i 40 anni d’età.

 

Il futuro nella medicina dei trapianti degli organi

Grazie alla costante tipizzazione degli antigeni di compatibilità istologica nei potenziali riceventi e nei donatori e all’evoluzione delle tecniche chirurgiche, che oggi consentono al donatore vivente di perdere solo tre giorni lavorativi e di ridurre il tempo di inabilità del ricevente ad appena una settimana, nel nostro Paese la situazione attuale è già buona. Per quanto riguarda le prospettive future, un vero rene artificiale totalmente sostituivo di quello naturale è al momento impossibile, ma fra non meno di vent’anni avremo tre opzioni: il maiale transgenico, il rene bionico e il rene ricostruito. L’opzione del maiale transgenico era, fino a poco tempo fa, molto sponsorizzata e appariva possibile anche in meno di vent’anni.

Essa consiste nell’umanizzare gli organi dell’animale in modo da rendere le superfici dei loro capillari compatibili con l’organismo umano, creando così una riserva di organi praticamente illimitata. Purtroppo la comparsa della malattia di Creuzfeld-Jacob prima e la recente influenza di origine suina hanno dimostrato che esistono virus trasmissibili da animale (e dal maiale) all’uomo e la scienza non permette di escludere che, iniziando a fare trapianti di questo tipo, non insorgano altri problemi infettivi simili, se non più gravi.

Il rene bionico sembrerebbe una strada più percorribile, in quanto eviterebbe i problemi di rigetto, che costringono i riceventi a sottoporsi a terapie di farmaci immunodepressivi. Richiede ancora molta ricerca nelle nanotecnologie e quindi non meno di altri vent’anni. In alternativa, si intravede la possibilità di ricostruire un rene attraverso l’uso di cellule staminali, ma siamo ancora lontani da questo obiettivo: finora si sta sperimentando la possibilità di rigenerare i tubuli renali, ma è ancora presto per trarre conclusioni scientifiche e pensare ad applicazioni cliniche.
Anche la ricerca per aiutare i dializzati sta facendo passi avanti. La dialisi consiste fondamentalmente nel sopperire alla scarsa capacità dei reni di filtrare il sangue attraverso delle macchine che estraggono il sangue dal paziente, lo ripuliscono e lo rimettono in circolo: non meno di tre volte a settimana, con l’uso di macchinari, aghi e letti di ospedale. La ricerca finalizzata a miniaturizzare queste macchine e renderle portatili, permettendo al paziente dializzato di condurre il processo depurativo anche camminando o più comodamente a casa propria, procede a rilento perché manca ancora la possibilità tecnico-biologica di un accesso permanente al sangue del paziente che non comporti gravi rischi di infezione del sistema venoso, quindi del sangue e del paziente stesso. L’impegno dei nefrologi è su tre fronti innovativi e complementari fra loro, che necessitano della sensibilità e della collaborazione di tutti: la prevenzione, la cura precoce della malattia renale, il trapianto senza rigetto da donatore vivente e da cadavere.

 

Programma serata a teatro

 

Poster giornata mondiale rene